monte Zeledria (2426m) e giro dei 6 laghi, con GPS

Giro molto bello, in ambiente veramente fascinoso, particolarmente in questa bella e calda giornata autunnale.

Da Madonna di Campiglio si sale in automobile al passo Carlo Magno, dove è ben indicata da un cartello verso sn la cascina Zeledria, che si raggiunge per comoda via asfaltata. Qui si parcheggia (1750m).

Si deve quindi raggiungere la località di Pradalago, arrivo della funivia, che si raggiunge sia per sentiero, sia seguendo la comoda strada forestale, sia seguendo la pista di sci. Dal parcheggio si prende la forestale che, dopo solo 100m si biforca. Andando a sn si trova subito il sentiero 285 che porta a Pradalago. A dx, invece, si può seguire la forestale, che, nei pressi dell’arrivo, riincontra il sentiero. Nel mezzo si sale lungo la pista. Noi siamo andati a destra, salendo un po’ per pista, un po’ per strada. Arrivati al rifugio Viviani (2082m), troviamo il primo lago della serie (Pradalago), incorniciato ad Ovest dal monte Zeledria. Saliamo verso sinistra (Sud) fino alla orribile stazione della funivia. Qui si deve aggirarla sulla dx, dove troviamo il paletto coi cartelli abbattuto. Lo raddrizziamolo, legandolo alla staccionata. Si sale lungo la cresta Ovest del monte Zeledria per un centinaio di metri, incontrando un bivio ben segnalato: a sn si va al lago Serodoli, salendo diritti si sale allo Zeledria, per la via ferrata Umberto Bozzetto

In realtà si tratta di un sentiero abbastanza tranquillo, con un certo numero di staffe, due scalette ed un certo numero di metri di corda metallica, per superare alcuni facili passaggi. Comunque, si deve sopportare a tratti una blanda esposizione, per cui lo giudichiamo per EE-. L’attrezzatura da ferrata sarebbe solo di intralcio, vista la brevità dei passaggi.

Il sentiero sale per un buon tratto senza particolari problemi, e con poca pendenza, seguendo la cresta Est-SE del monte. A circa metà salita, però, si incontrano due denti rocciosi, che bloccano il passaggio e che vengono superati aggirandoli a sn, sul versante Sud. Qui troviamo un po’ di corde e staffe, per aiutare nei passaggi maggiormente esposti, anche se senza effettive difficoltà.

Superato il secondo dente, troviamo pure una scaletta metallica, che costituisce il tratto meno problematico di tutto il percorso. Poco sotto la vetta si incontra il sentiero di ritorno a Pradalago, che scende sul versante Est, per coloro che si accontentano dello Zeledria.

Riempitici gli occhi dello splendido panorama, che va dalla Presanella al gruppo del Brenta, si inizia a scendere per la cresta Ovest, che punta verso il monte Nambino. Subito all’inizio il passo più difficile: tre staffe, per raggiungere la prima delle quali ci si deve chinare. Fortunatamente, appena sopra, un bell’appiglio roccioso permette di farlo senza alcun problema. Poi un altro tratto di tre metri con due corde a dx e sn. Un tratto orizzontale di cresta, quindi il sentiero si tuffa in basso a sn, scendendo con stretti tornanti, e senza mezzi ausiliari, un canalino erboso che porta 50metri sotto: fa un poco impressione all’inizio, poi si capisce che il sentiero è ben tracciato e non scivoloso.

Si traversa e si risale a dx fino alla goletta della cresta, poi si risale ancora fino ad una bella paletta segnaletica (bocchetta del Lago Scuro – 2380m), che indica un altro bivio: a sn prosegue il sent.Bozzetto, che andrà fino al Serodoli, attravesro la Bocca ed il Passo dei Tre Laghi (anche se, alla Bocca dei Tre Laghi si può scendere a dx, riprendendo il nostro percorso).

Noi, invece, andiamo a dx, prendendo il più breve per i Tre Laghi. Il sentiero è sempre bello, ma affronta due discese precipiti, che permettono di perder quota, seguendo una traccia erbosa, su una parete generalmente rocciosa. Alla fine si raggiunge il fondo della conca, verso i 2200m. Qui inizia un tratto di sentiero un poco noioso, per i vari sali-scendi, ma allietato dalla vista del Lago Scuro, sotto di noi, alla nostra dx. Sul percorso troviamo una bella sorgente, che zampilla dalla roccia, e riempiamo le borracce.

Si giunge ad un goletto, dove si sperava di trovare il primo lago (Inferiore). Questo effettivamente c’è, ma 50m più in basso, e ci tocca di scendere, prevedendo già di dover risalire, visto che vediamo la bocchetta per la quale dovremo passare proprio di fronte a noi. I Tre Laghi (qui i trentini si sono veramente distinti per la fantasia dimostrata nella toponomastica: come gli sarà venuto in mente un nome così originale?), sono comunque molto belli, e si distendono tra i 2240 ed i 2280m. Il Superiore, cui si sale direttamente dall’Inferiore, è caratterizzato da 5 isolotti, tre rocciosi, due con vegetazione. Dal Superiore si scende al Mediano, più piccolo ed in parte intorbato. Da qui si prosegue, salendo al goletto di cui sopra, che dà accesso ad un valloncello che scende sul quinto lago della giornata: il lago Alto (2158m), di un torbiido color verde. Da questo si scende sul lago delle Malghette, aggirando tutto il versante Nord.

Si raggiunge il lago al suo emissario Est (1890m),  e si inizia a scendere per il sentiero 201, caratterizzato all’inizio da una serie di larghe scalinate di legno. Si scende fino a circa 1750m (stazione sciistica in basso a sn), e poi inizia il tratto noioso della giornata, con un lungo giro (3,5 km circa) per tornare a Zeledria, dapprima su strada forestale, poi (ultimo km), su sentiero (attenti al cartello della deviazione a dx). Si arriva al primo bivio della forestale sopra il parcheggio.

 

 

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Distanza totale: 14722 m
Altitudine massima: 2399 m
Altitudine minima: 1771 m
Totale salita: 861 m
Totale discesa: -849 m
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