anello del Dosso Alto (2065m), con GPS

Trovandomi da solo (i miei abituali accompagnatori essendo al mare, o ritirati), mi scelgo un percorso assolutamente tranquillo e breve, che non dia da pensare a casa. La salita per lo spigolo Nord-Ovest del Dosso Alto, la montagna calcarea più alta della Val Trompia, con i suoi modesti 2065m, mi sembra una bella scelta. (Dasdana, Colombine e Crestoso sono più alti, ma son silicei).

L’ho già fatta due volte da giovane, l’una ramponi e piccozza in inverno, per il canalone Ovest e la pala finale, l’altra, sempre per il canalone Ovest, trovando il sentiero solo nell’ultimo tratto, e conservo ricordi del tutto tranquillizzanti. Quantum mutatus ab illo! Altri tempi, altro io.

Il percorso è assolutamente impegnativo: segnalato come EE, vi andrebbe aggiunta anche una F o una A. Si deve infatti arrampicare a due mani (bastoncini nello zaino), per 15 metri di spigolo esposto sui due lati. E’ vero, si tratta di primo grado, forse anche inferiore, ma c’è sempre una prima volta…

Per finire, cinquanta metri di sentierino calcareo, cioè franoso e franato, verticale, con divieto di scivolo all’indietro, che manca qualsiasi zona di atterraggio sicuro. Permesso l’uso di unghie e denti.

Comunque, si parte dal piazzale del Maniva, subito a destra della chiesetta, per una stradella erbosa, che diviene presto sentiero, largo, gradinato, perfino transennato.

Il sentiero gira dietro l’anticima Nord, passando accanto a tutta una serie di gallerie militari, alcune con uscita, sempre sul sentiero.

Alfine, dopo 200m di salita, si sbuca nel corrispettivo Est del Canalone Ovest (val Seredena): un ampio declivio che sale tra le due cime del Dosso (anticima Nord e cima). Si sale con bei tornanti, talora con brevi tratti più erti.

Si arriva, dopo altri cento metri, sul crinale che separa i due canaloni, e ci si affaccia sul canalone Ovest, con bello sguardo sulla Valle Trompia.

Qui la musica cambia di colpo: gli ultimi centro metri di salita sono i più sapidi e di soddisfazione (una volta arrivati).

Il bel sentiero divien di colpo sentierino, largo quattro dita, che il pollice ci sta stretto, od occorre farlo penzolar fuori. Per di più il fondo, terroso, è bagnato dal temporale notturno.

Dapprima occorre superare un dosso a meta crinale, con erta salita a gradini e breve discesa successiva, per raggiungere le rocce della pala finale.

Raggiunte le rocce, si resta ingannati da un inizio di sentiero che sembra affrontarle di petto. Invece occorre girare a destra per una esile traccia (segnata), che si sposta di 30 metri, portandosi al centro di un triangolo erboso che permette di salire fino a metà del costolone roccioso. Qui il sentiero è decente, e si sale abbastanza tranquilli.

Giunti però sul crinale, uscendo verso sn, si scopre di dover affrontare una salita in arrampicata per uno spigolo pressochè verticale, esposto di qua e di là. Si tratta di una serie di gradoni, con riposo intermedio, ma necessitano di entrambe le mani. Accorcio le racchette e me le infilo tra zaino e schiena.

La salita non è difficile (primo grado), ma un passaggio lo faccio con punta delle dita e punta dello scarpone, e un altro appoggiando il ginocchio, per uscirne. Alla fine si sbuca, con un breve giro verso destra, su di un crinale orizzontale, che riporta contro la montagna. Lo si attraversa e, alla fine, si scende un poco sulla destra per aggirare un masso.

Qui riprende il sentiero, ma in pessime condizioni: quasi tutto sfasciume franoso da risalire in verticale. Per fortuna tra le rocce, che offrono appigli di sicurezza. Sono solo trenta metri, poi si gira un attimo a destra e si salta sul dosso erboso, largo e tranquillo, che scende con bei declivi verso Est, sulla valle Berga, che sale da Bagolino.

In pochi metri si è alla Croce di vetta (autoscatto). Poi il lungo dorsale Sud-Ovest che scende sul passo Dosso Alto, dove arriva la strada asfalta del Baremone, che ci riporterà al Maniva. Una breve deviazione fino a cima Caldoline ed alla capanna Tita Secchi, per onorare il panino tratto dallo zaino, quindi il ritorno. Lieta sorpresa: belle fioriture di Silene elisabethae, un endemismo lombardo-trentino, che si trova solo qui, sull’Arera e sul Tombea-Caplone.

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Distanza totale: 8055 m
Altitudine massima: 2028 m
Altitudine minima: 1628 m
Totale salita: 480 m
Totale discesa: -495 m
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