anello di cima Terre Fredde (2645m), con GPS

Cima Terre Fredde sorge a Nord-Ovest del lago della Vacca, e costituisce il punto di incontro di tre creste: quella E-NE, che lo unisce a cima Laione, che delimita il lago da Nord, separandolo dalla val Paghera di Ceto; quella NO, che divide le valli camune di Braone e Paghera di Ceto; quella Sud, che si divide subito in due: un ramo che scende a Sud al passo della Vacca, uno SO che si collega al Frerone: tra i due sottorami un piccolo acrocoro, costellato da laghetti.

Ero già stato una volta su cima Terre Fredde, salendo dalla Val Paghera di Ceto: percorso bellissimo, ma un po’ troppo lungo (lo trovate qui). Il giro ad anello qui descritto è a sua volta molto bello, anche se compiuto in un giorno che alternava brevi schiarite a noiosi piovaschi e nebbie vaganti. Avevamo intenzione di salire alla cima per la via normale, e provare a scendere per dove poi siamo saliti. Invece, un violento acquazzone che ci sorprendeva già sotto il passo della Vacca ci ha costretti a rifugiarci al rifugio (sic) Tita Secchi, dove, non cessando di piovere, decidevamo di tornarcene a casa. Tornati alla Vacca, smetteva di piovere ed usciva un solicello ingannevolmente promettente. Così abbiamo deciso di salire ai laghi Terre Fredde e di compiere l’intero giro, al contrario del previsto. Scoprivo così che il percorso normale è piuttosto insensato, anche se bellissimo, mentre la salita dai laghetti, non segnata né indicata dalle carte, è molto più breve ed anche più facile, seppur altrettanto bella.

Saliti dal Gaver al goletto del Gaver (1800m circa), dopo circa 500m si trova la deviazione sulla dx della stradicciola che reca al parcheggino della Corna Bianca (2000m circa). Imboccatala, la trovavo più dissestata e stretta di quanto ricordassi e, con la prudenza data dall’età, decidevo di fermarmi al primo spiazzo utile ed aggiungere mezz’oretta di cammino a quanto strettamente dovuto. Sbagliavo: al ritorno, sul tergicristallo trovavo un avviso minatorio che mi ammoniva a non ripetere mai più tale infrazione, pena scomunica e verbale (grazie di non avermi multato subito, come meritavo). Nel Parco dell’Adamello, dove ci troviamo, si può parcheggiare infatti solo negli spazi indicati (lì non ve ne sono, salvo quello della Corna Bianca: 10 posti, quel mattino già tutti occupati). Prova evidente che, quando gli Enti Pubblici sono infestati da persone che non hanno nulla da fare, queste riempiono il loro tempo trovando modo di molestare indebitamente il prossimo, che lavora e li mantiene.

Comunque, saliti come si può alla Corna Bianca, e parcheggiati dove si trova, si prende una bella mulattiera tutta lastricata, frutto del lavoro del custode del rifugio con l’aiuto di uno sherpa tibetano (li ho trovati nell’ottobre 2016 che vi stavano lavorando, ancora sotto la Vacca, scendendo). La stradella vi porta fino al passo della Vacca (2355m), incrociando il sentiero che viene pianeggiando da Bazena, 300m (di percorso) prima del passo. Invece di girare a dx per il passo, girate a sn verso Bazena, e dopo non più di mezzo km in leggera discesa troverete la palina che indica il passo del Frerone, la salita al Frerone per EE, nonchè il biv.Gheza. Salite per il sentiero segnato, che costeggia il torrente a dx e poi a sn, fino ad entrare nella valletta che gira verso dx. Il sentiero va anch’esso a dx per un tratto, poi gira bruscamente verso sn, per portarsi al passo sovrastante. Qui si abbandona il sentiero segnato, per risalire la valletta a dx, che va verso la vetta del Terre Fredde, che finalmente spunta di fronte, e sbocca nella grande conca dove, su più piani, si aprono i laghetti di Terre Fredde (2400/50m circa), con il primo, inferiore e più grande, detto Cadino Superiore (non vi si passa, resta basso sulla dx). Rimanendo alti, e costeggiando due o tre laghetti (l’ultimo con bella vegetazione acquatica), ci si porta contro la parete Sud del Terre Fredde, dove un evidente scivolo diagonale destrorso permette la salita alla cresta Sud (quella che cade sul passo della Vacca).

Saliti alla cresta (2530m), si inizia a costeggiare il versante Est del monte, seguendo vari, ampi ripiani erbosi, collegati da facili passaggi, in leggera discesa, avendo il lago della Vacca sotto di noi, a dx. Il sentiero non è indicato né segnato, ma va trovato ad occhio, sempre puntando verso cima Galliner, un cocuzzolo visibile di fronte a noi.

Giunti sotto cima Galliner, si gira leggermente a sn puntando al goletto tra questa e cima Terre Fredde, che ci sovrasta (qui si trova traccia di sentiero). Si sbuca al goletto, in un’ampio spiazzo, e si va a dx a raggiungere un grande ometto, che segna l’inizio della salita per la cresta Nord (a sn). Si sale mantenendo la cresta (si evita il macereto a dx), con facilità, fino ad incrociare, poco sotto la cima, la bella strada militare che viene dal Forcellino di Mare (val Braone-val Paghera). Bel Crocifisso sulla vetta, su una Croce senza braccia (!). Si ritorna al goletto di partenza (attenzione, si deve abbandonare la strada, che vi porterebbe un cinquanta metri più in basso), si attraversa 30 m di macereto a raggiungere la visibile strada che porta a cima Galliner (viene anch’essa dall’incrocio con quella su cui eravamo). Si sale brevemente alla cima (2576m), ben fortificata, e si aggirano sulla dx le fortificazioni, seguendo il bianco-giallo del sentiero Antonioli

Qui il sentiero inizia a scendere, seguendo la tormentata cresta che aggira il lago d.Vacca a Nord (questa è la via normale, indicata, con poco senno, da tutte le carte). 

La cresta è molto frastagliata (e molto bella), ed il sentiero gira ora di qua, ora di là, con grande perizia. Occorre però fare sempre attenzione ai segni, che è facile perdere se ci si distrae. Si superano vari saliscendi, fino a giungere al punto più basso (passo di Laione – 2528m). Qui si ricomincia a salire, verso il Laione, approfittando di stradine e gradinate militari, fino a portarsi alla stessa altezza del passo del Blumone (2633m), che si vede a dx. In questo tratto si inizia a calpestare un poco di neve. A questo punto si gira a dx e si raggiunge un bel complesso militare, di casermette. Il segno per terra vi inganna, spingendovi diritti tra i ruderi. Invece occorre girare subito a dx ed iniziare a scendere (il segno è giù basso, sul muro della prima casa. Il sentiero, seguendo sempre i segni, porta ad incrociare il percorso più usuale per il Blumone, che, preso verso dx, riporta al rifugio Tita Secchi e poi al passo della Vacca.

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Distanza totale: 19625 m
Altitudine massima: 2649 m
Altitudine minima: 1850 m
Totale salita: 1229 m
Totale discesa: -1247 m
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