Siamo saliti al rif.Pizzini pochi giorni fa per raggiungere la vetta di cima Zebrù. Eravamo rimasti così impressionati dalla maestà dei luoghi, specie per le violente differenze di colore tra rocce rosse, bianche e nere che caratterizza la zona, che abbiamo voluto tornarci senza una meta precisa, ma solo per girovagare nell’immensa distesa di sfasciumi che caratterizza la cerchia sommitale della valle del Cedec, chiusa in alto dalla candida mole del Gran Zebrù (candida non per neve, come una volta, ma per roccia, dolomia principale, carbonato di calcio e magnesio).
Purtroppo la gita (escursione è forse un po’ troppo) è risultata piuttosto breve, sia per l’infinità di tempo che serve a giungere da Brescia al rifugio, sia perché le previsioni erano di temporali pomeridiani, che si sono risolti in un acquazzone dalle 14 alle 15, terminato giusto in tempo di arrivare, al ritorno, al rif.Forni, dove si parcheggiava, grondanti e sudati ad un tempo (al mattino non mi era riuscito di trovare il poncho, nascosto chissà dove nei meandri del bagagliaio).
Comunque l’ambiente è bellissimo ed impressionante. Si sale dal Pizzini verso la base del Gran Zebrù dapprima per una strada jeeppabile, fin verso i 2900m, poi per facile sentierino, contrassegnato da numerosi ometti. Sopra i 3000m, però, comincia ad affiorare sotto lo sfasciume, il ghiaccio della vedretta del Cedec, specie nei torrentelli che scendono ai fianchi del sentiero, che risultano delimitati da veri e propri muri di ghiaccio.
Più sopra si vede bene il ghiaccio sbucare tra i sassi. Non siamo saliti oltre, malgrado la voglia di proseguire, perchè le nuvole che coprivano di volta in volta il sole e la cima del Gran Zebrù, ci ricordavano la minaccia meteorologica incombente.
Così, incontrati gli ometti che segnalano un altro sentiero di salita (per noi di discesa), decidevamo non tanto di scendere, ma di traversare verso destra (sinistra scendendo), fino ad un laghetto glaciale che avevamo scorto dall’alto.
Il percorso, è da segnalare, non è semplicissimo, come sembrerebbe a vista, perché la distesa di sfasciume è traversata da numerosi torrentelli, piccoli ma minacciosi, che si sono scavati profonde forre, che si debbono attraversare scendendo e salendo. Comunque, anche procedendo a vista, non si incontrano ostacoli insuperabili. Scendiamo poco oltre il Pizzini, sulla strada per il rif.Casati.
Bellissime le rocce e stupendi i fiori che, anche a stagione inoltrata ed il terreno apparentemente solo roccioso, trovano modo di sbucare dappertutto, con vivaci macchie di colore.
Torniamo per la strada carrabile del Pizzini, poiché l’altra volta eravamo invece scesi dalla “Panoramica”, il percorso parallelo ma più elevato.
12 Agosto 2026; dal rif.Pizzini, la massa chiara del Gran Zebrù, di dolomia principale (Ca e Mg) si erge tra le rocce silicee dei picchi circostanti. Anche la grande distesa di sfasciumi presenta la differenza cromatica dei dei due mondi, calcareo e siliceo.
12 Agosto 2026; una Primula glutinosa ritardataria sta tutta sola nel prato, sopra il Pizzini.
12 Agosto 2026; all'inizio, e quasi fino ai 2900, la strada di salita è una jeeppabile che si alza tra gli sfasciumi.
12 Agosto 2026; Gentiana tenella, dai 4 petali, che qui si trova con una certa facilità.
12 Agosto 2026; all'indietro il grande spettacolo del gruppo del S.Matteo.
12 Agosto 2026; dopo la strada, il percorso sale per sentierino, fin sopra i 3000m, dove comincia ad apparire il ghiaccio della vedretta del Cedec, sotto gli sfasciumi.
12 Agosto 2026; sul Gran Zebrù, di tanto in tanto brilla la Croce di vetta; poi una nuvola minacciosa lo incappella di nuovo.
12 Agosto 2026; l'ambiente sembra desolato, ma Saxifraga aizoides e Cerastium vattelapesca fioriscono dappertutto qua e là.
12 Agosto 2026; anche Saxifraga caesia (verdeazzurra) non manca di far capolino tra i sassi (qui siamo sopra i 3000m).
12 Agosto 2026; il Cevedale, visto dai 3000m si innalza ancor più maestoso.
12 Agosto 2026; grandi spianate si aprono sotto di noi, dove si allarga l'acqua dei torrenti di vedretta.
12 Agosto 2026; siamo sotto il gran masso siliceo che divide in due la vedretta del Cedec che scende dal Gran Zebrù.
12 Agosto 2026; sulla sn del Gran Zebrù si apre il Colle delle Pale Rosse, che sembra facilmente accessibile, ma il ghiaccio appare sotto lo sfasciume.
12 Agosto 2026; grande massa nera a sn del Col Pale Rosse.
12 Agosto 2026; la parete sofferta del Gran Zebrù offre un' improbabile via di salita.
12 Agosto 2026; Le Pale Rosse sono un misto di rocce rosse, bianche e nere che si accavallano tra loro.
12 Agosto 2026; qui smettiamo di salire (minaccia temporale nel pomeriggio, e il tempo fugge via) e attraversiamo verso destra in direzione di un laghetto che vediamo dall'alto.
12 Agosto 2026; grande vista verso il Colle Pale Rosse.
12 Agosto 2026; ancora uno sguardo all'indietro, dispiaciuti della mancata salita. (Ma forse ci volevano i ramponi, e poi lo sfasciume sul ghiaccio è sempre sfuggente).
12 Agosto 2026; giungiamo al laghetto e ora giriamo decisamente a destra per tornare a valle.
12 Agosto 2026; la nuvolaglia si addenzsa e si scioglie senza tregua. Alle 14 prenderemo pure un acquazzone fuori orario (le previsioni parlavano delle 16).
12 Agosto 2026; pulvino di Draba (dubia) a 2800m.
12 Agosto 2026; il ghiacciaio rivela insospettabili doti di intarsiatore e miniaturista.
12 Agosto 2026; ammirare la mano del maestro!
12 Agosto 2026; ecco finalmente il Pizzini sotto di noi. Stiamo calando sul sentiero per il Casati.
12 Agosto 2026; il Pasquale ci guarda bonaccione, dall'alto della sua vedretta.
12 Agosto 2026; tornando a valle, il torrente dei Forni ribolle minaccioso.
Total distance: 10036 m
Max elevation: 3058 m
Min elevation: 2214 m
Total climbing: 372 m
Total descent: -871 m
Download file:
2026-08-12-sotto-il-Gran-Zebru.gpx