la valle del Gleno

La valle del Gleno, in val di Scalve, si apre ad Ovest di Vilminore di Scalve. Essa ha un andamento da Nord a Sud, dal passo di Belviso (2518m), ad Est del monte Gleno (2882m) fino a Bueggio (1048m), frazione di Vilminore di Scalve. La dorsale destra orog. della valle, nella parte terminale, si allarga verso Ovest fino al passo della Manina (1799m), che pertanto contempliamo in questa sezione.

Centro della valle è il lago del Gleno (1500m), con i terribili resti della diga che, nel dicembre 1923 crollò, non ancora terminata, seminando di lutti e distruzione non solo la val di Scalve, ma anche la bassa val Camonica, fino al lago di Iseo.

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Escursioni documentate:

1) al passo della Manina (1799m) con giro del monte Sasna (2228m); disl. da Nona 1000m circa. Da Vilminore si sale alla frazione di Nona (1341m) per strada asfaltata, e qui si parcheggia. Si prende la strada forestale che sale verso Ovest, sul lato sinistro orog. del torrente Nembo. Raggiunti e superati resti di miniere a 1600m, si raggiunge il passo per sentiero su prato. Bella chiesetta al passo. Da qui parte, seguendo il crinale, verso destra, il sentiero che porta al monte Sasna, ma noi, invece, superiamo il passo e prendiamo il sentiero che scende verso destra (sent. Orobie Orientali). Dopo non lungo tratto, incrociamo sulla sinistra il sentiero che sale  da Lizzola. Qui, proseguendo diritti, si raggiunge il rifugio Curò: noi, invece, prendiamo a destra, risalendo al valle, verso il monte Treconfini, raggiungendo la baita di Sasna (1961m), dove si trovano anche due laghetti intorbati. Qui si abbandona il sentiero e si segue il fondo valle verso Sud, puntando con percorso libero al passo che si apre a destra (Est) del Sasna. Si sale al passo, senza eccessiva difficoltà, e, girando a destra, si sale per cresta alla Croce del Sasna (2228m). Si può ridiscendere per cresta alla Manina, oppure, come ho fatto io, ritornando sui propri passi, si torna al goletto e si discende verso Sud, prima per sentiero, poi trovando una strada carrozzabile che porta ad alcune malghe, e che ci riporta a Nona.

2) alla diga del Gleno (1500m); disl. 350m; da Vilminore si sale alla frazione di Pianezza (1265m), dove si parcheggia sotto il campanile dall’originalissimo orologio. Dalla piazzetta si seguono le indicazioni che ci portano prima sopra il paese, poi, dopo un breve tratto piano verso destra, a salire per bella mulattiera che segue il percorso della tubazione dell’acqua, fino a raggiungere la quota del lago, sulla dorsale della valle. Qui si gira a sinistra e si segue un lungo percorso pianeggiante, che raggiunge il lago proprio sotto le imponenti torri della diga. Percorso per tutti.

3) al pizzo Pianezza (2046); disl. 800m; questo monte sovrasta Pianezza e segna l’inizio della valle sulla dorsale Est. Sovrastato da una grande Croce, vi si sale da due vie, accuratamente NON segnate dagli abitanti dei luoghi. Pertanto è dedicato solo agli EE. Il monte presenta due crinali che scendono rispettivamente a Sud-Est ed a Sud-Ovest: Ai piedi dei crinali troviamo, ad Est il bel rifugio baita Napoliù (1670m) e ad Ovest l’Osservatorio faunistico del Pagarulì (1580m), entrambi ben segnati ed indicati e collegati fra loro da sentiero. Si sale al Napoliù all’inizio del percorso per la diga, ad un bivio ben segnato; all’Osservatorio, invece, dove il sentiero per la diga si spiana e gira a sinistra (anche qui bella indicazione).

Dall’Osservatorio si sale seguendo il crinale Sud-Ovest, partendo ai piedi della torretta e tenendosi verso Sud (destra), fino alla vetta (tracce). Dalla baita Napoliù, invece, si prende un sentiero che sale a destra della costruzione, superando il tratto boscoso. Usciti dal bosco, si segue il crinale Sud-Est, stando sempre a Sud (sinistra), ma non spostandosi verso sinistra, dove si entra tra impervi sfasciumi. Anche da questa parte si giunge alla vetta. Possibile giro ad anello.

4) al passo di Belviso (2518m) e al passo dei Lupi (2600); disl. 1300m da Pianezza; si sale ai ruderi della diga del Gleno (1524 m), si attraversa l’emissario del lago sul ponticello, si contorna la sponda occidentale (dx orog) del lago e, in fondo al pianoro erboso, si raggiunge la baita bassa del Gleno; si continua per il sentiero segnato, risalendo il vallone e si raggiunge un secondo pianoro erboso, dove, a quota 1818 m, si trova la baita di mezzo del Gleno (1818 m). Si attraversa poi il torrente per giungere ai ruderi del rifugio Bissolati (distrutto da una valanga nella primavera del 1925) a 1950 m di quota. Qui si gira a sinistra e si sale verso il salto roccioso, che si supera per una larga cengia diagonale verso sn, non visibile dal basso. Si giunge poi ad un baitello con bello stazzo (baita alta del Gleno -2050m), dove si prosegue verso destra fino ad un ritorno del sentiero all’indietro. Si sbuca su un vasto pianoro, con grande omettone, si gira a dx seguendo il sentiero, oppure si attraversa diretti ai piedi del monte Gleno che incombe sopra di noi (possibile ma difficile via di salita, segnata da ometti, per chi sa affrontare 1800 metri di dislivello). Si incontra il sentiero Curò che, provenendo da destra dal rif. Tagliaferri, se ne va, attraverso il passo di Bondione, al rif. Curò. Seguendolo verso destra si giunge in breve al passo di Belviso (2518 m), con bella vista sul lago e sulla valle omonima. Dal passo di Belviso, girando a destra, rimanendo sul versante Sud, si giunge, attraverso un sentierino che taglia gli sfasciumi, al vicino passo dei Lupi, che si apre un po’ più in alto, a Sud, verso il Tornello. Dal passo dei Lupi si può scendere direttamente sul crinale, per percorso libero, al grande omettone che apre il pianoro superiore, e da lì riprendere il sentiero di ritorno.

5) al passo di Bondione (2680m) ed al pizzo Tre Confini (2824m); disl 1400m – 1600m da Pianezza); vi si sale anche da Lizzola, in val Seriana, per il sentiero incontrato salendo al Sasna (vedi punto 1, e raccontato in altra sezione di là da venire); giunti al grande omettone per il percorso precedente, invece di salire a destra verso il p.so Belviso, si attraversa diritti verso il monte, attraversando un canalone erboso, con qualche attenzione, per evitare una inutile salita, con conseguente ridiscesa. Si giunge ad incrociare il sentiero Curò, e lo si prende verso sinistra. Il sentiero, con varie peripezie, attraversa vari salti rocciosi senza troppe difficoltà, e si porta sotto l’aspra salita del passo di Bondione, che supera con qualche zig-zag. Qui giunti, se ve ne rimane il fiato, salendo a dx, costeggiando il crinale sulla sn, si raggiunge un goletto, dove si gira decisamente a dx e, per diverse vie, tutte con qualche difficoltà, anche se non eccessiva (meglio stare alti, presso il crinale), si giunge in vetta al Tre Confini (da non confondersi con il Venerocolo-Tre Confini). Possibile incontro con stambecchi. Belle viste sul Gleno dirimpettaio a Nord-Est (lo si può raggiungere per una non facile via di cresta) e sul Recastello, verso Nord-Ovest.

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