Conca di Cadino e laghi delle Terre Fredde, tra le marmotte, con GPS

In una recente escursione (Scoglio di Laione) abbiamo scoperto la conca di Cadino, cui normalmente si passa di fianco, salendo all’affollatissimo lago della Vacca, senza che alcuno ne effettui mai la ricognizione e la conoscenza. Conca interessantissima, ricca di pascoli, malghe e acque di svariate pozze e laghetti. Terreno misto calcareo e siliceo, vi si mescolano e si intrudono l’una nell’altra le rosse rocce silicee con le bianchissime, quasi marmoree, calcaree (le stesse della Corna Bianca e della Cresta di Laione, che affiancano la bella, nuova strada lastricata che porta alla Vacca, e sia sempre ringraziato il gestore del Tita Secchi, che ha personalmente realizzato  l’encomiabile ed incredibile lavoro, con l’aiuto di un solo sherpa nepalese e di un braccetto meccanico). 

Faccio notare che durante questo giro, parzialmente ad anello, mentre tutte le strade usuali che portavano alla Vacca erano stracolme di lunghe file di escursionisti e pellegrini all’idolo di pietra (forse da qui l’espressione “andare in vacca”?) noi non abbiamo incontrato sul nostro percorso che due mandriani intenti alla mungitura al Casinetto dei Dossi, mentre abbiamo ritrovato le lunghe file di viandanti  nel tratto che dal passo di Valfredda va al passo della Vacca, provenendo da Crocedomini o da Bazena, che costituisce il tratto superiore del nostro giro.

Poiché nell’escursione precedente avevo notato che dalla grande piana della malga Casinetto di Cima parte un sentiero che sale diagonalmente verso il passo di Valfredda, ho pensato di approfittarne per un giro ad anello, che terminasse ai bellissimi laghetti delle Terre Fredde (nome da me coniato, perchè stanno proprio sotto la cima di Terre Fredde, a Sud della vetta, e recano solo il nome del più grande di questi, il lago di Cadino Alto.

Parcheggiato perciò alla malga Cadino della Banca, sulla strada asfaltata Gaver Crocedomini, nel tratto in leggera discesa dopo il goletto del Gaver, a 1800m di quota, prendiamo un tratturo, che sale all’estrema sinistra della vallata (dx orog.). Questo ci porta dapprima al Casinetto dei Dossi (solo ruderi), dove i malghesi salgono col trattore per la mungitura, e li ritroviamo qui intenti alla loro diuturna fatica, con le mucche ordinatissime che aspettano pazientemente il loro turno. Proseguendo diritti, per una traccia meno marcata, si giunge alla Malga Casinetto dei Dossi, recentemente ristrutturata e già danneggiata da una probabile valanga (tetto parzialmente sfondato e vicino edificio completamente distrutto). 

Da qui, scendendo un attimo verso dx si trova la bella carrareccia che sale dalla malga Casinetto della Banca, proprio sotto la Corna Bianca, da cui proviene (strada percorsa nell’ultima escursione), e che prosegue in falsopiano fino alla grandissima conca della malga Casinetto di Cima, stavolta ricolma di bestiame (mucche e cavalli).

Occorre fare attenzione che in queste zone si trovano di continuo le recinzioni elettrificate per il contenimento degli animali, recinzioni che occorre scavalcare in fretta, per evitare la scossa, brevissima ma intensa. Comunque io ne ho già prese due o tre, e non fanno alcun male, pertanto niente inutili paure.

In fondo alla piana inizia il sentiero (all’inizio evidentissima strada militare) che sale diagonalmente verso sn. Dopo breve è ostacolato da grandi cespugli di ontani (i maledetti prendono sempre di mira i percorsi poco frequentati), che si superano facilmente, con pazienza, un po’ a destra un po’ a sinistra, per circa 50 metri. Poi la strada finisce, ingoiata dalla natura sempre insorgente, e divien sentiero, ma sempre ben tracciato, fino ad arrivare (brevissimo tratto verticale a zig zag, in scorciatoia) ad una grande bellissima conca sotto il passo, cui si sale in dolce pendenza, dapprima ancora per strada, che si ritrova, un poco per sentiero, un poco in libera e alfine ancora per strada, sbucando sul percorso che da Valfredda va allaVacca (passo e lago), cinquanta metri sotto il passo, cui saliamo girando a sinistra per i brevi tornati che vi ci portano.

Un’occhiata in Valfredda, affollamento permettendo, e poi torniamo verso la Vacca. Nostra meta sono i laghetti di Terre Fredde, per mangiare fuori dal carnaio. Dopo poco più di un km si trova l’indicazione a sn per il rifugio Gheza: andrebbe già bene, perchè sale al passo del Frerone e interseca il percorso più usuale proprio poco prima che noi lo si abbandoni. Ma non conoscendo bene il tracciato, proseguo, aggirando il lungo costone (700m) e abbandonando la mulattiera per la Vacca all’interno della valletta che sale al passo del Frerone (ben indicato). Si sale per un centinaio di metri e quando sulla destra si vede il percorso ben aperto (bell’ometto a forma di cattedrale, vedi foto), si abbandona il sentiero segnato per una traccia che va a destra con poca pendenza. Porta diritta ad un brutto macereto, ma qui basta girare a dx, superare qualche sasso ben messo, e riprendere la salita su erba e rocce, giungendo in breve alla grande conca dei laghetti. Questi sono messi a vari livelli, per cui si possono vedere comodamente dall’alto, ma non visitare comodamente tutti. Il posto è bellissimo, assolutamente solitario. Vi ero già passato in una salita al Terre Fredde, che potete qui rivedere.

Al ritorno scendiamo al bivio e riprendiamo verso la Vacca, fino ad incontrare la strada che discende alla Corna Bianca e poi alla partenza. Invece di fare questo percorso, lungo il quale è tutto un buongiorno, salve, ciao e spostati da lì che non passo, giunti sotto l’ultimo picco bianco della Cresta di Laione, appena dopo la partenza del vecchio sentiero di salita a zig-zag, giriamo a dx per un sentierino poco visibile (breve salto su sfasciume, poi è tutto bello), che si rivela anch’esso una vecchia strada militare, quasi tutta ormai sentiero, che scende e aggira sulla dx il laghetto Nero di Cadino e ci riporta sulla strada delle malghe percorsa al mattino da cui torniamo alla partenza. Poco prima di arrivare (100m di dislivello), buonissima, se non bellissima, fontanina di fortuna, con acqua freschissima ed abbondante (ma è l’unica acqua potabile sul percorso).

Col caldo di questi giorni, lavata di capo provvidenziale, oltre che rifornimento per il ritorno in macchina.

 

 

Distanza totale: 15356 m
Altitudine massima: 2402 m
Altitudine minima: 1794 m
Totale salita: 821 m
Totale discesa: -806 m
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