la Valtellina

Di questa splendida valle, collegata alla Val Camonica dal passi dell’Aprica, Mortirolo e Gavia, parliamo qui di

1) Valfurva (val Zebrù e valle dei Forni), già postata collegata con la Valcamonica non adamellina.

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2)  Val Grosina, A Nord di Grosio, subito dopo Tirano, sale la splendida val Grosina, infilandosi tra aspre vette a cavallo dei 3000m. Dal centro di Grosio sale la strada che, superato la frazione di Ravoledo, porta a Fusino (1200m), piccolo gruppo di case, sovrastato da una diga, dove la valle si biforca in un ramo Nord, che sale a Eita (1703m) ed uno Nord- Ovest, che va fino a Malghera (1956m), piccolo villaggio con un bel Santuario (Madonna del Muschio).

Sia Malghera, sia Eita sono insignite del titolo di Fabbriceria, termine ecclesiastico che indica un Ente dedicato alla conservazione di un bene religioso, e cioè le due chiese o santuari che vi sorgono.

Dopo aver versato tre euro al distributore automatico di biglietti, ci si addentra per l’uno o per l’altro dei rami.

2a)  forcola del Sassiglion di Malghera

Dopo aver versato tre euro al distributore automatico di biglietti, siamo proseguiti verso Malghera.

Qui si presenta ogni genere di scelta per salite od escursioni di ogni genere. Curiosamente, in queste zone di contrabbandieri e bracconieri, pochissimi sentieri risultano segnati od indicati, limitandosi le indicazioni a tre percorsi: verso sinistra (Sud-Ovest), la val Malghera sale al lago omonimo e poi alla forcola Sassiglion di Malghera (o passo Malghera), a 2546m. Verso dx (Nord) sale la lunga val di Sacco fino al biv.Strambini (2534m) ed al passo di Sacco (2731m), che porta in Svizzera. Dall’inizio della val di Sacco si stacca a dx la salita al passo di Vermolera (2732m), che riporta sul ramo di Eita. Nessuna indicazione, invece, per le numerose vette che sovrastano i fondovalle.

Poichè in questo periodo soffro di un’affezione al ginocchio, in attesa di tempi migliori sono costretto a percorsi geriatrici. Pertanto mi sono limitato ad una salita alla forcola di Sassiglion di Malghera, con una digressione ad un laghetto minore, il lago del Drago, alla dx del lago di Malghera, che si incontra salendo. A dx della forcella sarebbe stato possibile salire alla bella cima Sassalbo (2861m), che lascio a voi affrontare.

2b) il lago di Venere

Proseguendo il periodo di sofferenza al ginocchio, questa volta abbiamo preso il ramo Nord della ValGrosina, raggiungendo il bel borgo di Eita, dove la valle si apre in una larghissima conca e in un ventaglio di possibilità.

Ad Ovest la valle d’Avedo (meta di oggi); a Nord il passo della Verva (2301m), che porta a Livigno (seppur non transitabile); ad Est la val di Cassavrolo con il passo di Zandila (2702m), con numerose vette, la più alta delle quali è cima Redasco (3139m).

Poco prima di giungere ad Eita, subito dopo una breve serie di erti tornanti, si trova a sn una strada asfaltata che porta in val d’Avedo (non confondere con una subito prima, sterrata, che conduce a Biancadin). Si può parcheggiare 100m prima. L’asfalto finisce subito, ma la strada è bella e conduce prima ai minuscoli agglomerati di Stabline (1825m) e di Vermolera (1927m), dove la strada termina e divien mulattiera. Si supera il ponte a sn e si trova un bivio che a sn porta a Biancadin, mentre a dx si addentra lungo il torrente, per abbandonarlo quasi subito ed arrampicarsi con erti tornanti fino all’amplissima conca di Tres, con gli omonimi laghi (lago e laghetto) (2175m). Subito prima del gruppo di casette, si incontra il bivio con la mulattiera che sale al passo di Vermolera (2732m), costeggiando il lago a sn. Noi volevamo salire al lago Negro (2560m), in fondo alla valle, sovrastato dal passo Dosdè (2824m), con l’omonimo bivacco. Pertanto siamo andati a dx, superando un ponticello e portandoci al gruppo di case, con fontana e tavolone. Qui, ingannati da un vecchio segnale, invece di prendere a dx delle case, per il sentiero che sale diagonalmente la costa del monte, ci siamo addentrati nella lunghissima ed accidentata piana che segue al lago. Subito perduta ogni traccia, mentre ci affaticavamo tra pietre, rododendri e cunette, siamo stati sorpresi da un ventaccio gelido, assistendo in diretta (prima ed unica volta nella vita) al congelamento semi-istantaneo dell’acqua del torrente (acqua ferma, in un’ansa). Cambiata quindi rapidamente meta, abbiamo traversato all’indietro verso il percorso, ben visibile, per il passo di Vermolera, salendo fino allo splendido lago di Venere (2402m) ed al pianoro successivo (2475m), dove, scattate le foto di rito, ci siamo precipitati (eufemismo, visto il mio ginocchio) a valle. Posti splendidi, che meritano ritorno.

2c) passo della Verva e lago Calosso (2301 – 2303m). Da Eita parte una strada sterrata che sale verso Nord fino al passo della Verva, per poi scendere in Val Viola Bormina, comune di Valdidentro. A circa 2000m si trova una deviazione a dx che scende al vicino rifugio Falck, ad una zona acquitrinosa protetta ed al piccolo borgo di Cassavrolo (cui si accede principalmente per altra strada dedicata). Poco più avanti, sulla destra, lo splendido laghetto delle Acque Sparse.

A quota 2175m, a circa un km dal passo, in località le Crote (ruderi e malghetta), un cartello indica un sentiero che si stacca dalla strada di fondo valle e, salendo all’indietro con un facile diagonale, si porta allo splendido lago Calosso, o lago Turchino (2303m).  Sopra il passo della Verva (2301m), verso Est, si annidano in un’ampia conca altri due laghi, il lago Maurignino (2465m) ed il lago Nero (2586m), facilmente raggiungibili ma che oggi, sempre per colpa del ginocchio, non abbiamo raggiunto. Paesaggi e monti mozzafiato.