la val Brembana

Non conosco lo val Brembana come la Seriana, e mi limiterò a parlare delle poche cime su cui sono stato: pizzo dei Tre Signori (2554m); monte Ponteranica (2378m); pizzo del Becco (2507m); monte Aga (2720m); bocchetta Podavit (2624) e pizzo del Diavolo di Tenda (2916m); rifugi Calvi e Longo, oltre al monte Menna, di cui abbiamo già parlato. (Man mano, comunque, la lista dei monti si è andata allungando).

Questa valle ha una struttura molto più complessa della sorella Seriana, presentando molte più convalli, e addirittura dividendosi in due, a Lenna-Piazza Brembana, con due tronchi di fiume entrambi denominati Brembo. Ha quindi una conformazione ad Y, ulteriornente complicata dalle convalli. I monti più alti li troviamo nel lato destro della valle, che a Carona piega decisamente verso Est, intorno alla conca del rifugio Calvi. Anch’essa presenta monti calcarei a Sud, quali il Menna ed il pizzo dei Tre Signori, mentre più a Nord si trovano solo monti silicei.

 

A) Ramo occidentale della val Brembana:

a Piazza Brembana si piega a sinistra fino ad Olmo al Brembo, dove la valle si divide in tre: verso Nord si va a Mezzoldo e poi al passo S.Marco; verso Ovest sale la Val Stabina, con Cassiglio e Valtorta; in centro la breve val Averara, con Averara e S.Brigida

1) rifugio Alberto Grassi (2024m). Questo rifugio, che sorge alla bocchetta di Camisolo, permette la salita al Pizzo dei Tre Signori senza strangolarsi per l’eccessiva distanza o dislivello da superare. Vi si accede da diverse vie, ma noi indichiamo la più comoda per chi viene da Brescia e/o da Est.. Si sale per la val Brembana fino a Lenna-Piazza Brembana, dove si prende il ramo occidentale della valle, fino ad Olmo. Qui si gira a sn per Cassiglio e poi Valtorta. Da questa località si sale agli impianti sciistici di Ceresola e ci si ferma nel grande spiazzo di fronte al rif.Trifoglio (1340m). Si prosegue a piedi per la strada sterrata che sale ai piani di Bobbio, ma dopo breve tratto si trova l’indicazione a destra per il rifugio. Si segue una sterrata che addirittura scende, ma subito dopo attraversato il letto d’un torrente riinizia a salire, prima nel prato, poi si addentra nel bosco, fino a raggiungere la cresta del monte dove interseca il sentiero 101 che proviene dai piani di Bobbio, nei pressi dell’incrocio con il sentiero che sale dal rif.Buzzoni. Si continua a salire verso destra, fino ad una fontanella prima del passo del Toro (1950m), dove il sentiero diviene pianeggiante, ed anzi un poco scende. Più avanti, quando appare il rifugio Grassi bene in vista, alla b.tta di Foppa Bona (1964m), si deve scendere sulla destra, per aggirare un costone roccioso, e poi risalire al rifugio. Ottimi i primi (non correte, parlo della buona cucina).

2) Pizzo dei Tre Signori (2554m) dalla via del caminetto. Questa via, che sale dal versante Ovest, è più tecnica rispetto a quella che sale dalla cresta Nord, ma anche decisamente di maggior soddisfazione. Si fa base di partenza al rifugio Alberto Grassi (detto la Grassi), il cui accesso documentiamo al punto successivo. Dal rifugio, di primo mattino, si prende il sentiero indicato che punta verso Ovest, e che percorre una lunga cresta prima di raggiungere la base del Pizzo. Sul percorso, un breve tratto attrezzato. Si supera il Corno di Camisolo (2157m) e si risale al Pian delle Parole (2189m), dove è possibile prendere un sentiero che scende verso sinistra, e che porta a prendere la cresta Nord, più facile (buono per il ritorno, anche se io ho rifatto quello di salita). Ora si giunge sotto l’imponente mole che dobbiamo salire, per gli ultimi 300m. Qui il sentiero si fa decisamente più erto, tanto che, dopo qualche tornante, l’uso mani è d’obbligo ed anche ben gradito. Alcune varianti creano momenti di panico, ma i numerosi compagni di salita servono da riferimento. Qualche catena e qualche tratto di corda aiutano non poco. Alla fine si sbuca su una bella cresta, abbastanza larga da starci comodamente con entrambe le suole. Questa punta decisamente verso una terrificante parete rocciosa, apparentemente impenetrabile. Invece, al centro-sin si apre un intaglio, che si raggiunge per facili roccette, entrati nel quale si trova un caminetto che piega verso destra e che fa guadagnare una ventina di metri. Il caminetto è ostruito da neve ghiacciata fino a stagione inoltrata, ed è bene allora avere ramponi e picozza, perché la pendenza è notevole. Io, però, sono salito a destra tra neve e roccia, senza difficoltà, già a fine giugno. Alla fine del caminetto, un bel terrazzo, anche qui con un mucchio di neve a rompervi l’atto atletico. Poi si attacca la parete, con un percorso da destra a sinistra, lungo cengette ripide ma ben fatte, con l’aiuto di una solida catena, fino alla breve cresta finale che adduce alla grande Croce. Per il ritorno, se si vuole evitare difficoltà, discendere per la cresta Nord, fino ad incontrare il sentiero che, piegando a sinistra, riporta al Pian delle Parole (attenti però alla neve, se presente).

3)  monte Ponteranica (2378m). Sorge ad Ovest del passo di S.Marco (1985m). Si giunge a tale passo prendendo la strada per Mezzoldo da Piazza Brembana, sulla strada principale della Valbrembana. Poco prima del passo, sorge il rifugio S.Marco (1850m); nei pressi di questo, una strada che scende verso sinistra porta al rif.Cà S.Marco (1836m), dove si parcheggia. A sinistra del rifugio parte, in discesa, un sentierino per il passo del Verrobbio (2026m), che costituisce la via ufficiale e segnalata per la salita al monte Ponteranica, che passa per il monte Colombarolo (2117m). Ma questa via, fino a stagione inoltrata, presenta neve e placche ghiacciate, essendo rivolta parzialmente a Nord. Noi invece abbiamo percorso una via non segnalata, sul versante Sud, indicataci dall’amico Davide di Aquile Rampanti. Scendendo dal rifugio Cà S.Marco, si tralascia il sentiero per il Verrobbio e si prosegue per quello indicato per il rif.Benigni. Questo scende fino al bel piano dell’Acquanera, dopo il quale si inizia a salire per un sentiero che costeggia il monte Colombarolo da Sud-Est e si porta a Sud del Ponteranica. Dapprima si risale, alti sulla destra, un suggestivo canalone. Poi si perviene ad una bella piana erbosa, dove sorge una cascina (baita Foppa-1989m). Qui si abbandona il percorso segnato, che porta anche ai bei laghi di Ponteranica (2109m), e si prende a salire dietro la cascina, per un evidente traversone destro. Il sentiero non è ben segnato (piccoli bolli rossi), ma lo si segue con facilità, fino ad un primo grande spiazzo, appena sopra i 2000m, dove, verso sn si possono raggiungere facilmente i laghi di Ponteranica; qui si prosegue invece diritti, ritrovando il sentiero contro la parete (traversone destrorso), fino a 2200m, dove si trova un grande spiazzo, con baitello per capre, chiuso alle spalle da una parete rocciosa. Sulla sinistra della parete, un canalino, con tracce di sentiero, permette di continuare la salita. Dopo di questo, le tracce conducono verso sinistra, risalendo una valletta semidetritica, fino a ritrovare un sentierino che gira  a destra. Si supera qualche facile conetto detritico e, salendo sempre verso destra, si giunge alla cresta tra Colombarolo e Ponteranica, nei pressi della prima cima. Qui si gira a sinistra e si segue la cresta, percorsa dal sentiero segnato, fino alla vetta. Dopo la quale si potrebbe proseguire per creste, ma io qui mi sono fermato. Ritorno per lo stesso.

3a) al monte ed ai laghetti Ponteranica. Traccia GPX

 

 

B) Ramo orientale della val Brembana

anche questo ramo si divide in tre parti: subito prima di Piazza Brembana  la valle gira a destra, e subito si incontra la valletta di Roncobello, notevole alpinisticamente per la conca di Mezzeno, con parcheggio a 1600m, che permette l’accesso a numerosi monti; più avanti, a Branzi, la valle prosegue verso Est nella grande conca di Carona, mentre a Nord si sale a Valleve e Foppolo.

 

B1) valle di Roncobello e conca di Mezzeno:

1)  monte Menna (che abbiamo posto in Val Seriana, ma che dovrebbe stare, per diritto geografico, qui in val Brembana)

2) pizzo del Becco (2506m). Ardita montagna, resa più appetitosa da una bella ferrata, non difficile, ma verticale. L’abbiamo già apprezzata dal passo dei laghi Gemelli, o dal passo del Farno. Si sale partendo dal rifugio Laghi Gemelli (1968m), che si raggiunge da vari percorsi (da Carona in Valbrembana, o da Valcanale, in Valseriana), ma, più rapidamente, dalle baite di Mezzeno, sopra Roncobello in Valbrembana, dove si parcheggia a 1600m. Dal parcheggio si prende il sentiero per il passo di Mezzeno (2142m), da dove si discende ai Laghi Gemelli e si raggiunge il rifugio omonimo. Si attraversa la base dei laghi sulla diga e si prosegue verso il lago Colombo ed il passo di Aviasco. Si attraversa il torrente Borleggia su di un ponticello sospeso, si abbandona il sentiero per il Colombo, per salire direttamente sotto la parete del pizzo del Becco, a destra della vetta, in direzione di un bel torrione roccioso. Si raggiunge la base della ferrata da destra, su di una cengia, e si inizia a salire verticalmente con l’aiuto di solida catena. Segue un tratto sentierato, erto ma non difficile, che passa sotto il torrione da destra a sinistra, per poi raggiungere un intaglio, sulla cresta. Da qui si gira a sinistra e si sale decisamente verso la vetta. All’ultimo si offrono due possibilità: giungere in vetta da destra o da sinistra. Il percorso di destra è più libero, quello di sinistra aiutato da catena (più facile). Dalla vetta vista su innumerevoli laghi. Al ritorno, onde evitare di cadere sulla testa  a chi sta ancora arrampicando, giunti al goletto dove a dx si scende, si evita la via ferrata, proseguendo sulla sinistra del monte, costeggiando in piano le pareti fino al passo di Sardegnana, con bel laghetto e picchi omonimi sopra la testa. Questo tratto è molto suggestivo, per la presenza di rocce colorate e variegate. Dal passo di Sardegnana si scende sulla destra fino al sentiero che dal lago Colombo sale al passo di Aviatico. Si gira a destra, si costeggia il Colombo e si torna al rif.Laghi Gemelli. Qui ci attende l’amara sorpresa di 200m di salita fino al passo di Mezzeno, che al mattino erano in discesa. Dal passo ritorniamo in breve al parcheggio.

3) Pizzo Farno (2506m), con GPS. Il Pizzo Farno (2506m) è una elegante cima che si erge a chiusura della Valsanguigno, tra i due passi di Valsanguigno (Ovest e Nord). Vi si può salire da tre diversi itinerari: dalla Valsanguigno, in val Seriana, con partenza dalla centrale elettrica di Valgoglio (900m) e passando dal rif.Gianpace; da Valcanale (1100m) attraverso il rif.Alpe Corte e il passo dei Laghi Gemelli; dalle baite di Mezzeno (1600m), attraverso il passo di Mezzeno e quello dei laghi Gemelli. I primi due percorsi partono dalla Val Seriana, il terzo dalla Val Brembana. I secondi due si incontrano al passo dei laghi Gemelli; tutti e tre i percorsi convergono sul passo di Valsanguigno Ovest.

In realtà, vi è anche un sentiero che parte dal passo di Valsanguigno Nord, come pure uno che sale dal rif.Laghi Gemelli, attraverso la cresta che giunge al goletto Nord sotto la vetta. Tutti e tre i sentieri si incontrano sotto la vetta sulla pala Nord, che offre una pendenza minore e si risale facilmente.

Chiaramente il terzo percorso è quello che offre il minor dislivello, ed è quindi quello da noi prescelto, visto il calo degli ardori che contraddistingue il crescere degli anni.

Alle baite di Mezzeno (1600m) si sale da Roncobello in Val Brembana, per una strada asfaltata a pagamento (2 euro). Un bello spiazzo offre ai mattinieri possibilità di comodo parcheggio, con bella fontana. Gli altri parcheggiano lungo la strada, che è abbastanza lunga da contenerli tutti. Si prende il sentiero indicato per passo di Mezzeno – laghi Gemelli. Saliti al passo di Mezzeno (2142m), si prende a destra per un sentiero pianeggiante, segnato ma non indicato, che porta senza perdere quota al passo dei laghi Gemelli (2139m). Qui si prosegue sulla cresta, verso Est, con indicazione Farno. Il sentiero si porta sotto cima Camilla per una zona di grandi spiazzi pietrosi, e la aggira sulla sinistra, inoltrandosi sulle pendici Nord del Monte Corte. Dopo una zona un poco esposta, si giunge su un tratto di sfasciumi che si risale. Poi occorre discendere per una cinquantina di metri sul fondo della valle del Farno a raggiungere il sentiero che sale dal lago (L.Gemelli) sottostante. Si risale il fondo della valletta fino al passo di Valsanguigno Ovest (2306). Qui si gira a sn e si affronta la salita degli ultimi 200m del Pizzo. L’indicazione indica di salire diritti, ma non spaventatevi: in realtà vi è un bel sentierino che supera zigzagando il primo salto roccioso. Poi ci si sposta verso destra per superare un secondo salto. Si torna a sn e se ne supera un terzo, più breve, e poi si sale per la cresta erbosa, fin sotto l’ultimo salto roccioso, che non si affronta. Qui, invece, si gira a sn e si aggira tutto il versante Ovest, fino a giungere sulla pala Nord. Per fare questo vi sono ben due sentierini: quello alto è più ripido, ed è quello che abbiamo trovato noi (c’era la neve ed i sentieri non si vedevano bene). Al ritorno abbiamo visto anche l’altro, poichè la neve, nel frattempo, siera sciolta.

Il ritorno può essere effettuato dallo stesso percorso, o scendendo sul passo Nord, che è collegato a quello Ovest da un sentiero abbastanza visibile.

4) Tre Pizzi e monte Pietra Quadra (2157m -2356m), con GPS. Due bei monti le cui vette possono essere raggiunte in una medesima giornata. Il Tre Pizzi deve il nome al fatto da essere costituito da tre vette aguzze ed allineate. Più avanti, verso Est, sorge il monte Pietra Quadra, che chiude una valletta che sale a retro (ovest) del passo di Mezzeno. Partendo dal parcheggio di Mezzeno (1600m), si prende il percorso per il passo omonimo, sopra descritto, ma dopo circa 200m di quota si trova un bivio che, verso sn prende il nome di “sentiero dei roccoli”. Si prende questo percorso, che sale verso Ovest e porta ad una bella, grande conca, dove si trova il primo roccolo (del Tino). Poco più avanti, sulla sinistra e fuori sentiero, i resti riammodernati di una malga, adattata a bivacco, mentre sul sentiero sorge la stalla. Qui si abbandona il “sentiero dei roccoli” (cartello con indicazioni) e si sale verso destra, entrando nella valle che porta al laghetto dei Tre Pizzi. Poco prima di giungere alla conca del lago, sulla sn del sentiero, ad un tornante destrorso, si trova una bella sorgente (si sente il rumore dell’acqua). Raggiunta la grande conca, verso destra sale la valle che porta al Pietra Quadra, mentre a sn si gira per un bivacco ben indicato, ma che non abbiamo raggiunto. Infatti, al cartello “Bivacco-Lago”, si gira all’indietro e si sale, per sentiero tracciato e segnato, alla vetta del terzo e più settentrionale dei Tre Pizzi. La salita prevede un tratto di circa 10m quasi verticale, dove occorre togliere le mani di tasca, ma senza alcun pericolo, se si resta bene attaccati ai numerosi spuntoni. Tornati indietro (non è infatti possibile proseguire oltre, se non agli scalatori), si gira verso destra e si raggiunge subito ilo bel laghetto dei Tre Pizzi, oltre il quale il sentiero, ben tracciato e segnato, inizia a salire, tenendosi sul lato sn (dx orog) della valletta. Giunto sotto il salto finale, sale verso sn per una striscia erbosa piuttosto erta, ma con tornanti, fino a traversare verso destra e raggiungere il crinale Est del Pietra Quadra. Da qui, in breve, si sale alla Madonnina, posta qualche metro sotto la vetta, e poi anche alla vetta, stretta e allungata da Est ad Ovest. Dall’altra parte, caduta a picco, da non guardare per chi soffre di vertigini. Al ritorno, se si raggiunge il bivacco dei Tre Pizzi, è possibile tornare a valle con un giro ad anello, che non abbiamo fatto per pigrizia, preferendo ripassare alla sorgente (caldo torrido).

 

B2)  conca di Carona e sorgenti del Brembo orientale

1)  rifugio fratelli Calvi (2015m). Il rifugio sorge, assieme al più piccolo rif.fratelli Longo, nella grande conca che conclude, a Nord-Est, il ramo orientale del fiume Brembo, e che trova il suo analogo nella conca dei riff.Curò e Barbellino in val Seriana, alle sorgenti del Serio. Intorno al Calvi troviamo, a Sud il Cabianca (2601), poi, più ad Est, il Grabiasca (2704m), il Poris (2712m), il Diavolo di Tenda (2916m), ed infine a Nord il monte Aga (2720m). Vi si sale comodamente da Carona, in alta valle, anche con servizio navetta. Noi descriviamo qui un percorso che, provenendo dalla val Seriana attraverso il passo di Aviasco e la valle dei Frati, vi ritorna attraverso il passo della Portula. Dal paese di Valgoglio, località Bortolotti (1146m), si sale ai laghi di Valgoglio, prima al lago Nero (2000m), poi all’Aviasco (2080m). Superato sulla destra il lago, si sale al passo di Aviasco (2301m), che, se proseguiste diritti vi scodellerebbe prima al lago Colombo, poi al rif.Laghi Gemelli. Se invece, giunti al passo, si gira a destra, costeggiando il costone che scende dal monte dei Frati, si scende nell’omonima valletta, che termina con un bel lago artificiale, il lago di val dei Frati (1938m). Qui, purtroppo, si continua a scendere, fino ad incrociare un sentiero orizzontale che, girando a destra, porta al fondo valle per poi a risalire dall’altra parte alla strada che viene da Carona e che, dopo poco, giunge al lago Fregabolgia, che si stende ad Ovest del rifugio Calvi. Al mattino dopo, si scende nella piana a destra del rifugio e si inizia a salire verso il passo della Portula (facoltativa puntata verso destra al laghetto dei Curiosi, e, magari, al lago Cabianca, più avanti). Tornati sul sentiero, si sale al passo della Portula (2278m), dove si ha la scelta di salire subito al monte Madonnino o di proseguire diritti verso destra, aggirare il monte fino al versante Sud, più facile per il Madonnino, e poi tornare, per il percorso normale, al lago Cernello, dei laghi di Valgoglio.

2) monte Aga (2720m). Questo monte roccioso sorge all’estremo Nord-Est della valle, ad Ovest del pizzo del Diavolo di Tenda, sopra il rifugio Fratelli Longo (2026m) ed il bellissimo lago del Diavolo (2142m). Si parte da Carona (1116m), dal tornante subito dopo, ad Est, del paese. Vi consiglio di utilizzare il servizio navetta, con jeep, che si può prenotare telefonicamente (vedi Google); l’autovettura vi porta al rifugio Longo, o al Calvi (all’inizio del lago Fregabolgia). Questo vi evita una escursione altrimenti troppo lunga, anche perchè la strada fino ai rifugi è molto distesa, e vi prenderebbe più tempo del desiderato, mentre i monti che troverete sono tutti alti ed impegnativi. Giunti al rifugio Longo, si continua a salire per la strada, o per scorciatoie, fino al lago del Diavolo, sul quale l’Aga cade con pareti a picco. Poco prima del lago, sulla sinistra, parte un sentiero che sale trasversalmente fino al passo di Cigola (2486m), che si apre tra il pizzo di Cigola (2632m) e l’Aga. Qui il monte Aga cambia aspetto: infatti, verso Nord-Ovest esso si apre in una grande conca detritica, che ne permette la salita fin quasi alla vetta, partendo appena prima del passo di Cigola (all’inizio stagione, occorre salire sulla neve: ramponi  e piccozza vi saranno graditi). Comunque, in mancanza di neve, un facile sentiero segnato porta fino ad una selletta tra le due vette dell’Aga. Qui giunti si piega a destra e, in parte per cresta, in parte per tracce di sentiero, sul versante Sud, si perviene alla vetta. Dalla vetta verso Sud scende un sentiero semi-alpinistico, che porta nei pressi, ad Est, del passo della Selletta, da cui si torna al Longo, ma da evitare se non provetti.

2a) passo della Selletta (2372m). (Chiamato erroneamente Stalletta sulle cartev Kompass). Questo passo si apre a Sud del lago del Diavolo e permette il collegamento tra il rif. Longo ed il rif.Calvi, ma anche tra il Longo e la b.tta di Podavit, punto di partenza per salire al Diavolo di Tenda. Al ritorno dall’Aga, ad esempio, permette di scendere al Calvi (2015m), dove fermarsi o tornare a valle per altro percorso. Dal lago del Diavolo, si va verso destra e si supera la diga, per iniziare a salire e traversare poi verso il passo, portandosi sopra il lago da Sud. Giunti al passo, si può scendere per sentiero ben segnato fino a fondo valle e traversare poi verso destra fino al Calvi, con una piccola salita finale, oppure, girando verso sinistra e rimanendo in quota, si trova un sentiero che, traversando ghiaioni e tenendo il monte a sinistra, si porta sotto la b.tta del Podavit. Andando a sn, per questo percorso, si giunge in breve sotto un goletto che, risalito, permette di vedere il lago del Diavolo da altra prospettiva, ma, soprattutto, è l’inizio del sentiero di salita all’Aga da Sud.

3) bocchetta Podavit (2624m) e Diavolio di Tenda (2916m). La bocchetta del Podavit è il punto di partenza per la salita normale al Diavolo di Tenda. Può essere anche una meta di per sè. Abbiamo già visto che vi si può accedere partendo dal passo della Selletta, sopra il lago del Diavolo, rif. Longo, girando a sinistra, tenendosi in quota, salvo una leggera discesa iniziale, seguendo la costa del monte fino ad intercettare il sentiero che sale dal rif. Calvi, in una grande spianata sotto il passo. Dal Calvi, invece, si deve prendere il sentiero delle Oriobie per il rif. Baroni, che si abbandona poco prima del passo di Valsecca. Dal Calvi si scende al lago Rotondo, lo si aggira fino a superare l’emissario e qui si gira a sinistra, alzandosi sulla sponda settentrionale del lago. Si prosegue un tratto in piano, poi si gira a destra, abbassandosi fino a raggiungere il fondo della valle del Serio. La si segue, fino a superare le baite di Poris (1956m), poi si inizia a salire sulla sinistra, e poi ancora a destra, superando un balzo roccioso, e trovandosi in una grande spianata, dove, girando a destra, si sale al passo di Valsecca. Qui si abbandona il sentiero, si attraversa il piano, fino a trovare il sentiero per il Podavit dall’altra parte. Una lunga salita per detriti, con una seconda bella spianata centrale, porta fino alla bocchetta, dall’altra parte della quale sembra di poter scendere solo volando. Girando a destra e seguendo la cresta sulla destra, si sale fino all’attacco del Diavolo di Tenda, il più bel monte delle Orobie. L’attacco è la parte più difficoltosa, dovendosi superare un breve intaglio a V, inclinato in modo tale che, scivolandovi, non avreste scampo. I più lo affrontano in opposizione, pedi a sinistra, mani a destra. Io, meno brillantemente, ho tenuto il piede nella fessura a centro intaglio, salendo e scendendo senza troppe difficoltà. Il sentiero prosegue poi con passaggi su roccia non difficili, anche se sempre con una certa esposizione. Purtroppo ho finito le pile all’inizio, così non ho immagini da mostrarvi, se non fino a subito dopo l’inizio. Se ci torno, ve lo faccio sapere.